Un guerriero dal fisico asciutto, forgiato da decenni di battaglie; capelli e barba grigi incorniciano un volto anziano e dai tratti decisi, al quale però è difficile dare un età.
Quelli che sembrano secoli di eventi e dolore inimmaginabili, vengono ben celati dietro ad un carattere solare e da un onnipresente sorriso.

Chiedendo in giro, o all’interno del palazzo di Lord British, verrà descritto come una presenza costante nel corso degli anni: addestratore di giovani cavalieri, consigliere fidato, citato in numerosi racconti di battaglie contro i nemici del regno.
Le persone meno giovani attualmente lo conoscono poco, dato che è mancato dalla capitale diversi anni.




“Lord Blue-Ice!” - una voce scosse il vecchio seduto su una panchina di fronte alla banca di Britannia che, aprendo gli occhi, vide Rutherford fissarlo con sguardo divertito.

Dopo alcuni minuti di chiacchiere sulla situazione della capitale e di come ultimamente si fossero rifatte vive numerose persone assenti da anni, il banchiere si allontanò salutando, lasciando Blue-Ice da solo a riflettere su quanto accaduto negli ultimi tempi.
Inevitabilmente, dopo una notte insonne ad effettuare ricerche nella biblioteca, un dormiveglia colse di nuovo l’anziano guerriero che, come spesso accadeva mano a mano che gli anni passavano, si ritrovò a ricordare...

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Il bambino sedeva sulle spalle di suo padre, intorno a lui la piazza era gremita da centinaia di persone, tutte raccolte di fronte al grande palco eretto per l’occasione.
Il sommo sacerdote di ES terminò un lungo e complicato discorso, che poco interessava al ragazzino, con delle parole che riecheggiarono tutto intorno:
“...e con il favore di ES, Sire Ares I, la incorono Lord British, sommo difensore e regnante di Britannia”.
L’istante successivo catturò l’attenzione del bambino, in una scena che gli resterà impressa tutta la vita. Centinaia di lame batterono contro centinaia di scudi, una lunga fila di guerrieri a cavallo, in scintillante armatura, salutarono il loro nuovo re.
“Blue-Ice, quelli sono i Cavalieri di Britannia, ci difendono dalle creature malvagie e sono tra le persone più nobili del regno”
L’uomo aveva notato lo sguardo del figlio e lo scintillio nei suoi occhi nell’osservare la scena, sorridendo alla sua visibile eccitazione.
Il piccolo Blue-Ice si girò verso il fratello, sulle spalle di loro zio e vide la stessa adorazione e convinzione.
“Papà, da grande voglio essere un Cavaliere!”
Disse il bambino, sorridendo.

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“...alzati, Sir Blue-Ice, Cavaliere di Britannia”.
Le parole di Lord British fecero alzare la testa al giovane, che vide lo sguardo gentile del Re osservarlo.
Blue-Ice sorrise a sua volta e si voltò a guardare la sua famiglia, la madre in lacrime di gioia ed il padre fiero, e verso suo fratello Nemo, anche lui in attesa di inginocchiarsi di fronte al loro Sire.
Certamente lo aspettavano duri periodi studio e addestramento, ma ce l’avevano fatta, la promessa che si erano fatto il giorno dell’incoronazione mentre tornavano a casa a Minoc era stata mantenuta.

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La città era in fiamme, demoni e non morti vagavano nelle strade circostanti, il cavaliere era inginocchiato a terra, in lacrime.
Accanto a lui il fratello gli stringeva la spalla con forza, soffocando una serie di singhiozzi che avrebbero allertato le creature di Malaki.
Due corpi giacevano a terra martoriati e carbonizzati, simili alle centinaia che avevano già visto entrando in altri edifici di Minoc; tuttavia il loro addestramento da cavalieri non riusciva a proteggerli dalla vista della loro città natale distrutta, della loro casa in fiamme, dei corpi dei loro amati genitori riversi a terra senza vita.
L’attacco delle armate di Malaki, guidate dal generale oscuro Trismael, era stato veloce e brutale, tanto che la notizia giunse alla capitale quando la città era già caduta sotto all’immane orda.
I due giovani non riuscirono a dirigersi a Minoc subito, perché le armate di Trismael iniziarono un’offensiva asfissiante su tutte le città libere; arrivarono persino a minacciare la capitale stessa.
Quando finalmente si incamminarono in direzione della città natale, tutto ciò che trovarono fu morte e creature da incubo. Ne seguì una precipitosa ricerca di qualche superstite, o segno che qualcuno fosse scappato in tempo, e della loro famiglia.
Non restava più niente a Blue-Ice, tutti erano morti o catturati, tutto era distrutto o razziato; suo fratello era l’unica persona rimasta del suo stesso sangue, la sua fede in ES era l’unica cosa che lo teneva a galla e, stretto tra le braccia, recuperato dal corpo del padre e stranamente integro, un libro con un’unica parola incisa sulla prima pagina: Binding.

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L’armatura violacea risplendeva alla testa di un plotone di cavalieri, la carica falciava le linee delle armate di Malaki e ad ogni fendente della sua spada risuonava un rombo basso e minaccioso, come se la collera stessa di ES si stesse abbattendo su coloro che minacciavano i suoi figli.
Di fronte a lui all’improvviso comparve il generale oscuro, i loro occhi si incontrarono, entrambi pieni del fervore del loro dio e poi, come un’onda, una massa di non morti si abbatté su Blue-Ice, allontanandolo da Trismael.
L’ultima cosa che vide, prima di essere completamente assorbito dalla battaglia, fu suo fratello Nemo che si lanciava contro il prescelto di Malaki.

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Svariati decenni erano passati e Blue-Ice, ormai vecchio, osservava sorridendo le giovani reclute delle guardie addestrarsi. Di fianco a lui Sirio discuteva con un generale di Lord British sulle prossime mosse da fare per difendere la zona circostante la capitale.
“Il futuro del regno è in buone mani” penso il Paladino, osservando la gran quantità di giovani – e meno giovani – che indaffarati si muovevano per Britain.
Si sentiva stanco, stufo di vedere andare e venire persone, amici, persino nemici. Perché ES lo avesse scelto restava un mistero, Blue-Ice sapeva solo che appena succedeva qualcosa in grado di minacciare il regno, qualcosa dentro di lui si risvegliava.
Braccia che quasi non riuscivano più a brandire una spada tornavano forti quanto quelle di un giovane cavaliere, sensi oramai intorpiditi tornavano acuti e vigili come se gli anni non fossero mai passati.
Ci sarebbe mai stata la pace nel regno? Ci sarebbe mai stata pace per lui stesso?

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Di nuovo la malinconia colse l’anziano guerriero, di nuovo era stato costretto a vedere la dipartita di un proprio conoscente. Alcuni se n’erano andati in battaglia, ad altri aveva dedicato una ricordo ed una preghiera ad ES di fronte alla lapide, altri ancora non riusciva più a contattarli e non sapeva dove fossero andati.
“ES ti scongiuro, se non hai più altro per me lasciami andare, il regno è ora in pace e io sono stanco. Lascia che questo tuo figlio riposi e si ricongiunga ai suoi amati”.
Sospirando Blue-Ice tornò all’interno della casa immersa nel bosco, lontana dal trambusto della capitale; sapeva che avrebbe passato diversi anni in solitudine, tornando di tanto in tanto quando il suo dio o il suo re lo avessero chiamato.
E così accadde per svariati decenni: un nuovo Lord British, città cadute e riconquistate e poi cadute di nuovo, creature antiche tornate a minacciare Sosaria e sconfitte dalle armate congiunte di tutti i popoli liberi.
Ogni volta Blue-Ice rispondeva alla chiamata ed ogni volta ritornava nella sua casa isolata, sempre più stanco e con sempre più ricordi sulle spalle.

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Ecco, era successo di nuovo.
Muscoli flaccidi di un braccio tenevano sollevata una grossa ascia per tagliare la legna, senza apparente sforzo.
Di fronte a lui giaceva un pezzo di legno tagliato in due; al di sotto anche il ceppo per tagliare era spaccato e, sotto di esso, un profondo solco nella terra lasciava intuire dove l’ascia si fosse conficcata.
Blue-Ice riaprì gli occhi, lacrime scendevano da essi, generate sia dall’euforia del contatto con ES che dal dolore del significato di quel momento.
Di nuovo era stato chiamato dal suo dio, di nuovo quello che doveva essere debole o addirittura morto era tornato pieno di vigore ed energia.
Il paladino rientrò in casa e ne uscì con svariate armi e scudi, appoggiandoli ordinatamente per terra e iniziando sistematicamente ad allenarsi con ognuna di esse.
“Dovrò togliere un po’ di ruggine prima di tornare a Britain” sospirò Blue-Ice, pensando che se di nuovo ES lo aveva chiamato, forze oscure erano tornate in movimento e minacciavano il regno e tutti gli esseri viventi.

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Uno sguardo mesto osservava il calice di vino di fronte a se, rimuginando su quanto discusso con altri vecchi amici che aveva incontrato.
Certamente la gioia era stata tanta, persone che credeva perdute erano ricomparse a Britain, assieme ad altre giovani facce, tutti carichi di energia ed aspettativa. Aveva rivolto diversi ringraziamenti ad ES per aver fatto tornare quelle persone e di essere riuscito a reincontrarle.
Tuttavia la sua mente era pienamente concentrata su un problema ben più grave: dopo il risveglio che il suo dio gli aveva nuovamente imposto, non era più riuscito a sentirne la presenza. La cosa lo lasciava spaesato e spaventato, mai era successa una cosa simile, neppure nei suoi periodi più bui di disperazione e dolore. ES era sempre stato là, una fresca brezza che gli toccava la pelle, una carezza che lo consolava nelle notti solitarie, un amico che lo comprendeva, un padre che lo incoraggiava.
Tutto era iniziato quella notte, da quella nube oscura che aveva sognato; ogni cosa ne veniva inghiottita e, dietro di essa, non rimaneva che il vuoto. Visioni orribili di morte, compresa quella di Lord British, lo avevano lasciato tremante nel letto e, con la mattina, era giunta la consapevolezza che non sentiva più il contatto con ES.
Anche altri paladini e cavalieri, amici elfi o uomini di chiesa, avevano confermato il suo timore: nessuno di loro riusciva più a mettersi in contatto o a sentire la propria divinità.
Qualcosa era successo quella notte e qualcosa stava per abbattersi su Sosaria; qualcosa per i quali tutti i popoli avrebbero pianto, ma per il quale avrebbero dovuto farsi trovare pronti, pena la completa distruzione e l’avvento di quel nero, terrificante vuoto.

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Blue-Ice riaprì gli occhi e con passo deciso si diresse verso il cavallo che, avvertendo l’impazienza del cavaliere, scalpitò. Era intenzionato a scoprire cosa stava succedendo, in che modo il collegamento col suo dio era stato bloccato.
Sapeva che ES non se n’era andato, perché il braccio che prese le redini era più forte che mai e sentiva il sangue scorrere con rinnovato vigore, come forse mai aveva provato.
No, ES era ancora là, amorevole e protettivo, e qualunque cosa gli stesse impedendo di raggiungere i suoi figli avrebbe conosciuto la sua collera, quella di tutti i suoi fratelli e di chiunque avesse mai provato il gentile tocco di ES, che riscaldava cuore e anima.
Blue-Ice alzò gli occhi al cielo e porto la mano al petto: “È il mio turno, mio signore. In ringraziamento a tutte le volte che mi hai salvato e consolato, lascia che sia questa tuo figlio ad aiutarti ora. Grazie per tutte le volte che mi sei stato vicino e grazie di avermi fatto ricongiungere con vecchi compagni, solo tu puoi capire quanta gioia mi abbia procurato.”
Il cavaliere fece un piccolo gesto e il cavallo partì al trotto verso sud, in direzione del santuario della spiritualità.
Con sguardo deciso l’uomo pensò che forse questa sarebbe stata l’ultima impresa della sua lunga vita, ma che nulla gli avrebbe portato più gioia che sacrificarsi per il suo dio e per il suo regno.
“Per ES.” sussurrò, iniziando un nuovo viaggio.