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  1. #1
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    L'angolo del perfetto scribacchino [articoli sulla scrittura, thread aperto]

    Visto e considerato che la voglia di superarsi (pur essendo già bravi) è sempre cosa buona e giusta, ho pensato che vi facesse piacere condividere insieme consigli, libri e articoli di scrittura creativa in questo thread in modo da approfondire le nostre conoscenze in questo campo e migliorare i nostri BBS.

    Lascio il thread aperto così potete mettere anche i vostri.

    Io sono un po' "plotter", cioè mi piace definire lo scheletro della storia nei dettagli prima di scriverla, altra gente che conosco segue modi di scrivere più liberi, ma sono scelte. Ad ogni modo i blog che seguo in questo campo sono soprattutto il Duca di Baionette e anni fa sua sorella, Gamberetta, su GamberiFantasy (che non aggiorna quasi più ma che è comunque strapieno di articoli interessanti ). Gli articoli online che vi propongo arrivano soprattutto da qui, ma non solo da qui.

    Uno degli ultimi in ordine temporale che ho letto è questo, sull'ARCO DI TRASFORMAZIONE DEL PERSONAGGIO.
    È tratto da un libro di Dara Marks che riassume la storia in una curva ascendente che trova il suo culmine nel midpoint, o illuminazione. È una lunga storia spiegare tutti i punti, ma è interessante. Una delle cose fondamentali che dice è che ciò che dà davvero ciccia a una storia è il "fatal flaw", il difetto fatale, che nella prima metà della storia il protagonista si rifiuterà di accettare, persino di vedere, ma che nella seconda parte che presuppone il cambiamento e la crescita farà sentire tutte le sue conseguenze fino al culmine delle sue conseguenze catastrofiche (l' "esperienza di morte") per poi risolversi nel climax e infine nel finale vero e proprio.
    Perché il fatal flaw è così importante? Perché un personaggio credibile è sempre un personaggio che si muove seguendo i suoi veri desideri, e i suoi veri desideri più non sono perfetti e più sono CICCIA per la storia. Senza è tutto perfetto, il personaggio è perfetto, tutto è come dovrebbe essere ecc ecc ecc zzz.
    Per quanto riguarda il gdr non è possibile creare archi così definiti per la sua natura di gioco senza finale, ma il fatal flow secondo me è interessante, soprattutto in fase di background. Porta un personaggio altrimenti un po' difficile da muovere ad acquistare immediatamente tutte le sue motivazioni. Poi decidere cosa farà in gdr è tutto naturale.

    Poi volevo segnalarvi tre articoloni che vanno via come il miele a leggerli, vi divertiranno anche (Gamberetta sa essere molto simpatica):
    - Descrizioni
    - Dialoghi
    - Mostrare
    A me è capitato di leggerli qualche anno fa e avevo una storia arrivata a circa 60 pagine. L'ho buttata tutta: Gamberetta fa questo effetto, perché è brava. Però poi quando riscrivi migliori a tocco di magia.

    Se Gamberetta tende a far pensare a chiunque che scrive come un cane, questo articolo (se leggete in inglese) vi tirerà subito su il morale.
    È così che ho afferrato bene come mai il proprio personaggio non deve mai essere una Mary Sue. Una fanfiction del 2006 su Harry Potter raschia così tanto nei peggiori difetti della Mary Sue che, leggendoli, improvvisamente vi sentirete Hemingway: qui

    Ma cos'è una Mary Sue? Wikipedia ce la descrive in modo veloce e chiaro.
    Ci sono anche vari test per vedere quanto il proprio personaggio sia Mary Sue o Gary Stue. È perfettamente normale che lo siano almeno un po', ma comprendere quali fattori ce lo avvicinano aiuta ad allontanare il rischio.

    Avete anche voi degli articoli o dei consigli da dare in merito alla stesura dei bbs?
    Postateli qui ^__^

  2. #2

    Re: L'angolo del perfetto scribacchino [OFFGDR] [articoli sulla scrittura, thread ape

    Oh che bel 3D.
    Anche io mi considero un plotter, ma baro spudoratamente facendolo per lavoro.
    Anche se il nostro maledetto admin non si è mai preso la briga di leggermi, sono in via di pubblicazione del terzo romanzo, anche questo sarà su Feltrinelli.it se volete farmi arricchire come ha fatto Ariax qualche anno fa.
    I consigli che posso dare sono piuttosto semplici:

    1) Ogni storia è composta da 3 punti: situazione di partenza - climax - ritorno alla situazione di partenza.

    2) Siate brevi: arricchire il racconto di dettagli è bene, ma il forum non è un libro, i tempi sono diversi e mediamente un lettore su internet perde attenzione dopo due minuti e, in ogni caso, non è propenso a leggere cose che stima troppo lunghe.


    3) Sappiate dire basta: Ogni autore non considera mai terminata la propria storia.


    4)Sappiate giostrare tra la prima, la terza persona. Sia singolare che plurale, arricchirete il racconto di punti di vista differenti ogni volta.


    5) Non cercate solo nel fantasy, ogni altra cosa può essere di ispirazione: potete citare Alien anche raccontando l'Odissea di Omero.


    6) Se imparate a fare ridere i lettori, siete capaci di farli anche piangere.



    7) Dupate cristalli.



    8)Coinvolgete gli altri: la vostra storia è più interessante se partecipa più di una persona.


    9) Non datemi retta.

  3. #3
    UOSupremacy Staff
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    Re: L'angolo del perfetto scribacchino [OFFGDR] [articoli sulla scrittura, thread ape

    Ahahah, sapevo che avresti risposto, Fei! Ti aspettavo al varco.


    Mi interessa dare un'occhiata ai tuoi libri quando avrò due spicci per comprarli, che dici, ce lo lasci qui un link?
    Poi, se ti va, volevo chiederti di approfondire i punti che hai citato nello scorso post. Chiaramente se non ti ruba troppo tempo però. Mi spiego, mi sembra che abbiano tutti dietro una motivazione molto vissuta e consistente, ma non riesco a coglierla del tutto. La costruzione "partenza-climax-ritorno" è interessante, quindi costruisci in questo modo, mi pare di capire; "sappiate dire basta", intendi proprio alla vita del personaggio, parli di non trascinarlo all'infinito nel reparto geriatrico se non ha più spunti e idee, ma solo "bei tempi andati"? "Non pescate solo nel fantasy" quindi tu peschi da diverse ispirazioni?

    I punti di vista (POV) mi piacciono molto ma personalmente trovo molto difficile la terza persona, mi è facile cadere nel "narratore onnisciente" nonostante parecchio allenamento, così trovo molto più semplice la prima persona che mantiene il punto di vista ben serrato su chi vede la scena, evitando strafalcioni di "visuale". E così via, mi piacerebbe molto sentire un tuo approfondimento, a maggior ragione perché sei un professionista (però beh, non voglio scassare eh).

  4. #4

    Re: L'angolo del perfetto scribacchino [OFFGDR] [articoli sulla scrittura, thread ape

    Mi piacciono in sacco i varchi!

    qui link sul mio romanzo di esordio, qualcosa dovrebbe essere rimasto, mentre il secondo "Nina" è esaurito e la casa editrice non prevede ristampe al momento, visto che uscirà il nuovo nei prossimi mesi.
    Ma comunque, tornando a noi, sì, di norma preferisco utilizzare la struttura partenza - climax - ritorno, credo che io continui a farlo perché non mi sento ancora del tutto uscito fuori dalla fase di "formazione" e quindi preferisco addentrarmi solo in cose che posso controllare. Questa struttura, infatti, è molto semplice e per allenarsi con costanza va più che bene.

    Ti dico allenarsi perché la scrittura è come uno sport, solo la pratica porta frutti, sempre. Per fare un esempio di questo sistema sul bbs, credo che una storia (se narrata in solitaria) si possa concludere in 5 post: il primo dove racconti chi e quando, il secondo dove dici come e perché - Climax - conseguenze del climax - ritorno a una situazione di calma.
    Un po' come il sesso, la fine della storia è la sigaretta.
    E sì, intendevo proprio la fine del personaggio, per quanto riguarda il secondo punto, anche Luke Skywalker muore, davvero pensiamo che i nostri personaggi siano più fighi di Luke Skywalker? Per quanto possiamo esservi affezionati, hanno il diritto di una sepoltura dignitosa. Non è facile capire quando, perché può accadere che anche non per colpa del giocatore il personaggio non abbia più niente da dire, il mondo cambia e ci vogliono nuovi eroi e nuovi cattivi.

    Gli ultimi due punti possiamo farli anche confluire all'interno di un unico punto. Tempo fa, avevo in mente di farmi un pg bardo, avrei giocato un personaggio che fosse un misto tra San Francesco e Charles Bukowski, dove l'estrema sensibilità accompagnata da una vita di eccessi nell'alcol avrebbe fatto in modo che fosse un perfetto cretino, incapace di badare a se stesso cercasse di redimere, tramite gli animali, la pusillanimità della sua mancanza di empatia verso le persone. Poi mi sono reso conto che non andava bene, senza un sottobosco di umani malvagi che mi prendessero a calci, il personaggio non avrebbe avuto modo di cresce. Ad ogni modo il suo background, narrato sempre in prima persona singolare e plurale (conoscente del protagonista) e mai come voce del protagonista.
    Avevo scritto qualcosa così all'epoca:

    "Noi a quel tempo si passava i pomeriggi alla taverna. Credetemi. Epperò era una taverna in periferia, di quelle con dentro la terra e il fango. Ma non giocavamo ai passatempi degli altri astanti, noi no, trascorrevamo le ore seduti al bancone di Emilio, il proprietario. Il suo viso sapeva di scontri con le guardie e tutto il resto, di sciarpe rubate e nocche mezze rotte. Era un eroe lui. Comunque si era in quei giorni della gioventù dove il grigio strappava il cielo e l’asfalto e tutte quelle cose lì. Noi si era più o meno gli stessi di adesso, si vagava come lucciole, a poca distanza l’uno dall’altro, ognuno con la sua lucina bella sulla coda, a danzare per ore, per aria o per terra o su un letto disfatto. E poi spiccava il vecchio Carlos, uno che le danze le aveva imparate ben bene in quegli anni dispari, quando si diventava adulti sulle strade di casa e si fumavano mille cicche per darsi un tono obliquo alla elfo alto. Gli altri di noi, quelli che ora sono sperduti in vecchi racconti, rintanati nelle ore settimanali davanti ai campi di Yew o tra gli scaffali di un negozio di reagenti, o peggio ancora tra le guardie di Lord Biritish ad accatastare roba, dicevo, gli altri di noi, già lo sapevano che forse era tutto lì, la taverna, le risse e il vomitare sotto i lampioni. E poi c’erano quelli che invece cercavano una direzione, una Stella Polare da qualche parte lassù, che sembravano messi peggio di tutti gli altri, ma comunque insieme si finiva per bere qualche bicchiere alla sera, a buon mercato, a meno che non si doveva portar fuori la compagna di turno, e lì era tutta un’altra questione. Epperò quella volta era gennaio, avete presente? Quel mese dove piove, magari per una settimana intera e l’acqua non lava via niente, si torna a casa solo un po’ più umidi e le scarpe bagnate e quella sensazione che se prendi così tanta acqua magari stai camminando nel posto sbagliato. Ma dunque all’epoca Andrè, e noi lo conoscevamo bene lui, viaggiava tra quelle stazioni che segnano il passaggio da adulto a uomo e, permetteteci, noi che abbiamo assistito a tutta la storia possiamo dirvi che alla fine un uomo è soltanto un uomo e nulla più. Sicché Andrè viaggiava anche a cavallo su e qualche recriminazione di troppo, ma quali persone informate dei fatti, possiamo senz’altro dirvi che le sue sensazioni erano molto più crude e senza grinta, come il vecchio Malaki negli anni peggiori. Infatti pensava che essere stato felice prima non fosse servito a niente, i suoi passi, le scarpe e le magliette sfociavano nel ricordo sbalordito e testardo, quello che un po’ ci mette a sfumare, ma che poi, piano piano diventa melanconia eccetera eccetera. Solo un paio d’anni fa, Andrè aveva superato il giro di boa e infilato i vestiti carini, ah cadavere, dicevamo noi, sbagliando, relegati com’eravamo in quel crepuscolo sfuggente di chi affronta la vita nuova e via dicendo, col senso del dovere adulto, ma lui, cuoricino, e questo tocca dirlo, viveva la metamorfosi ben lontano da quelle così paurose dei Lich Lord le cose lì, si sentì farfalla per un pezzo, e ringraziava il cielo per chi, fino ad allora, avesse sopportato il bruco. Che poi diciamolo pure, i suoi ringraziamenti devoti era rivolti a una sola persona, convinto com’era, perdonatelo, che tra milioni di anime bisogna avere un gran colpo di fortuna a individuarla e tutto il resto. Ma intanto ringraziava e teneva duro e indossava la camicia. A noi piace raccontarvi la storia come ce la raccontò lui, che forse non andò proprio in questo modo, ma all’epoca ci convinse che le cose non sono come sono state, ma come le sappiamo raccontare. Così, in quel marasma di gonnellini che è Britain il sabato sera e acconciature e rimmel, la individuò come si individua una stella cadente, col viso in su e un cielo pieno di altre stelle, ma ferme. Lei indossava un paio di pantaloni verdi piuttosto larghi e una giacca che ora facciam fatica a ricordare, però si avvicinava come un temporale, di quelli buoni, quando è estate e la strada in lontananza si piega e balla e ti scoraggia.
    Vorremmo dire che i due si scambiarono la pelle in quel momento, ma non fu così che andarono le cose, era tutta per Andrè l’inquietudine, tutta nei suoi occhi e nella mani e nella bocca. La guardò sedersi di fianco a lui come un dono e restò in silenzio, come se la sola presenza bastasse a colmare il disagio di una vita intera. O forse anche di due. E poi fu primavera. E siccome non nacque niente in quei giorni lì e nei seguenti, ci tocca dirvi di come procedevano il tempo e le occupazioni del nostro vecchio. Andrè viveva in una stanza in affitto laddove la città è ancora indecisa se diventare o no periferia, uno di quei posti che nel giro di qualche anno o fa il salto sociale, scusateci, o si riempie di merda. Intanto divideva l’unico bagno con un mezzo barbaro, Nasser, pronto a sfidare i venti e le tempeste pur di venire a Britain, in questa terra promessa, e una ragazza con i lunghi capelli biondi e un mare di libri a correggerle i pomeriggi sghembi e la noia. Non era malaccio, pensava Andrè in quell’epoca di scoperte disperatissime, in finale, si diceva, anche muoversi e spintonarsi l’un l’altro il mattino presto sul sulle carrozze e i cavalli o vattellapesca fa parte della storia, così come la casa e tutto il resto, e poi di che ragioni ha bisogno un uomo quando corre da lei, per vederla? E siccome a noi piaceva stuzzicarlo per questi pensieri orizzontali, lo canzonavamo come in quel vecchio brano di quel bardo dove per favore, per favore, per favore. Senza dubbio Carlos era colui che gli stava più vicino di tutti, un po’ perché era convinto che il piglio adolescenziale non dovesse essere mai rimosso del tutto, un po’ perché tra cani giovani si preferiva sempre fare a randellate piuttosto che annusarsi il culo a vicenda. E quindi si restava tra noi, teneri, in quegli spazi di vita che sembravano ritagliati per fare un dispetto a qualcuno e, seppure conservassimo una discreta dose di buonumore, ci sembrava che Andrè stesse solo aspettando. Andrè viveva dunque in questa zona di confine dove il quartiere a modo suo ti protegge, lontano dal centro la città sembrava divenire un piccolo paese dove tutti conoscevano il tuo volto e cosa facevi, i misfatti e la storia questo no, la città ti lasciava la libertà di essere chi volevi, e tanto bastava."


    La voce narrante è piuttosto cinica nei confronti del protagonista, lo conosce, prova compassione per lui, ma non lo esenta da colpe. Facendo così, il protagonista si umanizza, perché possiamo coglierne i difetti. E' una tecnica che uso perché non c'è sempre posto per gli eroi autoreferenziali, anche gli elfi scorreggiano!
    In più, il breve scritto è stracolmo di citazioni, dagli The Smiths, Enrico Brizzi e riferimenti visivi che chiunque, che viva a Roma, Milano o Sgurgola possa immedesimarsi.

    P.S non scassi, anzi, figurati.

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