Sangue grondava da ogni superficie, goccia dopo goccia, gli unici rumori che inquinavano quel silenzio erano il lento grondare ed il vento che facevano crepitare la casupola, quel remoto rifugio tra nelle foreste dei briganti.


Il viaggio di ritorno a Britain non sarebbe stato tranquillo, la strada era lunga ed irta di pericoli,
Kurt oramai vi era abituato, viaggiava solo di notte, le ombre delle foreste si allungavano, redendogli più semplice il passare inosservato, le trappole disseminate dai cacciatori o briganti erano sempre in luoghi per lui facilmente individuabili, si era mosso a passo veloce tutta la notte, avrebbe fatto sosta da lì a breve, il vento alzatosi all'alba era gelido ed incessante, aveva bisogno di un riparo, qualche ora di riposo, un pasto.

Quasi a rispondere alle sue necessità notò una baracca quasi al limitare della foresta, addentrata abbastanza da non essere facilmente individuabile dal Fiume, si avvicinò e prima che potesse toccare la leggera porta, essa fu mossa dal vento, rivelando l'interno, il rosso interno.
Vi erano poche cose che avevano avuto su Kurt impatto grande abbastanza da metterlo in stallo, mai nessuna si era collegata a razzie, stupri e morte, d'altronde vi era abituato in qualche modo.
Ma lì, in quel rosso mare, vi era un bambino, non più di 4 anni, sguardo fisso nel vuoto e braccia strette a raccogliere le ginocchia, vi erano tre cadaveri vicino a lui, uno su un tavolo rialzato da un lato, due ammassati accanto ad esso per terra.
Non ci volle molto perchè vivesse mentalmente ciò che era accaduto in quel luogo probabilmente due giorni prima, sembrava un regolamento di conti su una famiglia, i morti erano una ragazza giovane al punto da non aver sviluppato il proprio corpo, e quelli che sembravano i genitori, a giudicare dalla quantità di sangue, e dalla posizione dell'uomo sul tavolo, erano stati sgozzati, lasciando chi di loro in vita ad osservare lo scempio dei propri cari, velocemente dissanguati.
Quel bambino era stato risparmiato per chissà quale motivo, forse per beffa ai morti, era troppo piccolo perchè potesse allontanarsi da lì senza venire sbranato da un lupo, o avvelenato da usa serpe, ed in ogni caso, il bambino era in stato di shock, ma chi non lo sarebbe stato, immerso nel sangue della propria famiglia.
Sospirando, Kurt seppe che ogni possibilità di riposo era stata vanificata da quello spettacolo, si avvicinò al bambino, e notando che non poneva resistenza, ma neanchè sembrava in grado di muoversi, o rispondere a stimoli dal mondo, intrinse un fazzoletto con del liquido che aveva in un ampolla e glielo strofinò sul volto, lasciandolo addormentare sul posto, per poi trasportarlo via, abbandonando l'idea del proprio viaggio solitario per sentieri scoscesi, sfruttò il fiume per lavare il giovane dal sangue, e strappò pezzi del proprio mantello per coprirlo alla meno peggio, avrebbe pagato per un trasporto via mare per tornare.
Avrebbe potuto terminare le sue sofferenze lì, su due piedi, ma non ebbe la forza di uccidere un bambino, tra l'altro, quel bambino sarebbe potuto diventare un uomo un giorno, ed essere utile,
un uomo nato dal sangue.

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Passò molto tempo prima che Kurt riuscì a stabilire un legame, seppur flebile, col ragazzino, che aveva risposto solo ad una domanda, il suo nome era Dravos.
Non sapendo come gestire un ragazzo, ebbe con lui molto rigore, sia nell'educazione che nell'addestramento.
Vivevano in un capanno poco fuori Cove, e Kurt precludeva a Dravos ogni zona più distante di un paio di centinaia di metri.

L'allenamento nell'arte della guerra di Dravos era incessante, tuttavia non sembrava particolarmente dotato, lenti riflessi, e sveltezza di pensiero, non riusciva a tenere il passo con Kurt, la forza dell'uomo adulto lo sopraffava sempre, e il maestro non usava guanti di velluto col giovane, ogni qualvolta riusciva a ferirlo, molto spesso, e vedeva smorfie di dolore, lo sottoponeva a "punizioni", che si avvicinavano più a torture.
Una lama particolarmente affilata di Kurt era riservata a molteplici tagli e squarci per il petto e la schiena di Dravos, e se il ragazzo anche emetteva un solo soffio, l'operazione continuava. Voleva insegnare la sopportazione del dolore, poichè esso sarebbe stato debilitante per il futuro che vedeva nel suo allievo.

Durante gli anni successivi Kurt portò con se Dravos per conoscere giusto un po' il mondo da cui il ragazzo trasse spunti di vita che cercò di comprendere senza successo le folle, la vita di esilio lo aveva estraneato dal mondo, incapace di legarsi ai luoghi comuni delle persone "normali".
Conscio sempre più della sua inadeguatezza alla vita, fallisce nel proprio maturare, tuttavia senza rendersene conto.

Stufo dei continui insuccessi uccide violentemente il maestro nel bosco cogliendolo di sorpresa, mentre dall'ombra una figura ammantata di nero lo osservava.

Il ragazzo colpì più e più volta finchè l'ira non si spense una decina di minuti dopo.

Vedendo nel ragazzo un possibile servo del proprio signore la figura lo avvicina dandogli una scelta, che il ragazzo accoglie senza battere ciglio:
Superare i confini della vita e servire il signore Malaki.

Qualsiasi debolezza che aveva avuto in vita sarebbe stata cancellata, l'incertezza nel colpire dissolta, l'anima liberata dal fardello del dubbio.

Così Dravos rinacque.