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Discussione: Edraith Lonn

  1. #1
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    Edraith Lonn

    Sole. Vento. Una bellissima giornata di primavera.
    Ancora sento i raggi e quell’aria frizzante sul viso, mentre il mio volto di ragazzo sorride, trionfante per la giornata avventurosa che già sta assaporando. Un giro tra le montagne a nord di Edheldor, una passeggiata al trotto fino alla spiaggia, poi avrei lasciato che il mio cavallo corresse lungo tutto il bagnasciuga alzando spruzzi d’acqua salata. Una dolce parentesi fra i duri allenamenti che mi aspettavano nel resto della giornata.
    Il cavallo si ferma, osserva, avverto la paura nei suoi occhi. Scorgo tra le fronde qualcosa, ma i miei sensi non sono abbastanza rapidi per avvertire la gravità del pericolo. Sussurro qualcosa al cavallo. Lui, atterrito, tenta di trattenere l’istinto di imbizzarrirsi.
    “Torniamo a Edheldor!” Esclamo.
    Finisco a malapena la frase mentre una gigantesca mano rossa di demone afferra il muso del mio povero amico e lo schiaccia. Crack! Io lo guardo, attonito, impietrito. Un sorriso maligno: “Presto la vostra isola sarà nostra, stupidi microbi!”
    Mi ritrovo a terra, il corpo del cavallo sopra la mia gamba. Tento di liberarmi preso dal puro istinto, dal terrore, dal bisogno di sopravvivere. Guardo ancora quel gigantesco demone che sembra gongolare della mia sofferenza. Devo liberarmi. Mi divincolo con tutte le mie forze. A ogni movimento un dolore da impazzire dalla gamba. Crick, crock! Le ossa fanno rumori strani. Quando vedo che qualche pezzo dell’osso della mia tibia è esposto e buca la pelle sanguinante, sento la nausea salire. Vedo tutto nero. Nero. Svengo. Muoio. Aiuto! Mi ucciderà!

    Mi hanno detto che mi hanno ritrovato il giorno dopo. Non ho nessuna memoria di quel momento. Quel demone poteva facilmente uccidermi ma mi ha lasciato là, svenuto. Forse gli dava più soddisfazione immaginare le conseguenze del suo attacco su di me anziché uccidermi subito.
    Avevo perso troppo sangue e svenivo e mi risvegliavo, per poi svenire nuovamente per la sofferenza. I guaritori di Edheldor, mi hanno detto, hanno fatto del loro meglio, non posso lamentarmi di nulla. Devo ringraziare di essere ancora vivo, questo lo so - ma ora che non ho più una gamba, tagliata dal ginocchio in giù, come potrà il mio sogno di essere una guardia di Edheldor divenire realtà?
    Più del dolore fisico, più delle nuove piccole scocciature come dovermi legare una gamba di legno con delle fibbie per poter camminare, di dovermi aiutare con un bastone come un umano anziano, come dover usare dei legacci anche per non cadere da cavallo, è il futuro che mi spaventa. Ora che il mio corpo mi tradisce e non potrò più seguire il mio sogno di essere una guardia, cos’ha il destino in serbo per me? Sarò inutile? Non ho neanche le forze per vendicare me e il mio giovane puledro. Sono debole. Così… patetico.

    Preso da queste elucubrazioni sulla mia vita, ora non riesco più a sopportare la vista di Edheldor. È come vedere tutto ciò che non posso più essere. Sono partito per Yew, nel tentativo di ritrovare anche me stesso. Forse un giorno tornerò.
    Ultima modifica di TrishLally; 02-28-2019 alle 18:06
    Sostanzialmente,
    l'arciere mira a se stesso.
    - Siddhārtha Gautama

  2. #2
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    Re: Edraith Lonn

    http://artfactory.altervista.org/img...4_13422017.jpg

    [qualche disegnino del mio bubino]
    Ultima modifica di TrishLally; 03-04-2019 alle 14:26
    Sostanzialmente,
    l'arciere mira a se stesso.
    - Siddhārtha Gautama

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