Hugo non riusciva a capire, aveva sempre in mente quel bagliore, quel luccichio. Non riusciva a credere che il suo viaggio, il suo percorso fosse qualcosa così distante dalla realtà che proprio l'ultima sua verità gli suggeriva di non lasciarsi sfuggire un importante fattore: cosa aveva visto nel suo lungo percorso? Cosa avrebbe già dovuto imparare nel tempo se non qualcosa di indubbiamente sarcastico?

Hugo di certo non spiccava di intelletto e la prima cosa che gli venne in mente, forse sbagliando, era cercare di nuovo quel luccichio: mentre rifletteva si presentò davanti a lui un occasione interessante. Erano presenti in quel momento Sir Elward e quella donna maga, Nyota, che a parer del messere era proprio uno stregone. Perché una maga? Hugo era convinto che il ritrovamento di quel bagliore potesse in qualche modo rivelare ciò che davvero avrebbe potuto sorprenderlo, ciò che davvero era utile per lui, per fare in modo di essere accetto dagli altri, compreso dagli astanti che tutti i giorni calpestavano quei rigidi mattoni nei pressi della Banca della città di Britannia.

Per farlo forse la magia. Si incamminarono, prima nel sottosuolo, tra le fogne, dove era presente quella increspatura tra lo spazio ed il tempo che avrebbe catapultato gli avventurieri nelle lande desolate della terra di Papua, laddove Hugo portò a termine il suo viaggio, fra quelle rocce e cave di pietra dura in cui lo scintillio si manifestava. Poi ancora un'altra increspatura, ma: fu un buco nell'acqua, Hugo non ricordava più dove fosse. I due altri avventurieri forse erano delusi da quell'ardine spassoso di andare a spasso senza meta e senza un obiettivo conscio ben spiegato.

Tornarono indietro a mani vuote. I due venivano congedati ma Hugo ad un tratto ricordò di quel casale vicino la pietra che riportava in vita gli animali cui le loro anime erano intrecciate come gli spin di un elettrone. Tornò alla pietra e fu li che vide:

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Incontrò Leila, quella cantastorie che tempo addietro aveva tanto ascoltato e che, a sua volta, piacque così tanto udire le storie quasi incomprensibili di Hugo. Trascrisse tutto su due tomi. Leggibili da chiunque avesse optato per verificare quanto un Barbaro potesse trascorrere il suo tempo utilmente, forse per tutti, forse per nessuno.

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Leila era lì, felice del ritorno del Barbaro, ma nulla seppe più riferire rispetto a quanto cercava con tanta veemenza Hugo. Un ulteriore buco nell'acqua. Forse..